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SOIA GM, NUOVO ALLARME: la soia Roundup Ready potrebbe essere una mutante: si e’ alterata in soli 4 anni dall’immissione in commercio

Da una parte gli scienziati che vorrebbero sperimentare i transgenici in campo aperto, dall’altro il Ministro delle politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio che impone la ricerca in laboratorio prima di spargere OGM nei campi. Mentre la polemica sul biotech assume i toni di una vera e propria guerra, scoppia un’altra grana che rischia di alimentare lo scontro tra le due fazioni.

La novita’, per verita’, non riguarda a ricerca pubblica ma coinvolge un prodotto gia’ in commercio: la soia della MOnsanto. A lanciare l’allarme sono Coop e VAS. “Fermate i vegetali transgenici prima che sia troppo tardi”, e’ il grido dall’allarme di ambientalisti e leader della distribuzione. Bloccare tutto prima che, come novelle creature di Frankenstein, gli OGM sfuggano al controllo per assumere “vita propria”, ingovernabile e pericolosa per i consumatori. Una richiesta che ha gia’ trovato una risposta istituzionale nel Ministro delle Politiche Comunitarie Gianni Mattioli che, in una lettera aperta promette di appoggiarla sia in Italia che nella UE.

IL RAPPORTO SHOCK

Tutto prende le mosse da un rapporto presentato senza grande clamore il 18 Maggio dello scorso anno dall’azienda leader dei vegetali manipolati, la multinazionale Monsanto. La soia Roundup Ready, tra i primi prodotti modificati, non e’ piu’ uguale alla formula studiata e realizzata nei suoi laboratori. Le nuove analisi, condotte dalla multinazionale, mettono in evidenza due nuove sequenze genetiche non erano presenti (o non trovate) nel prodotto brevettato. Insomma, e’ la stessa societa’ che ammette che la soia Roundup Ready potrebbe essere una mutante: si e’ ader dei vegetali manipolati, la multinazionale Monsanto. La soia Roundup Ready, tra i primi prodotti modificati, non e’ piu’ uguale alla formula studiata e realizzata nei suoi laboratori. Le nuove analisi, condotte dalla multinazionale, mettono in evidenza due nuove sequenze genetiche non erano presenti (o non trovate) nel prodotto brevettato. Insomma, e’ la stessa societa’ che ammette che la soia Roundup Ready potrebbe essere una mutante: si e’ o. Visto che le parti nuove di DNA non sintetizzano proteine, non c’e’ ragione di essere preoccupati dicono alla Monsanto.

INGLESI TRANQUILLI

Le conclusioni della multinazionale non convincono gli ambientalisti. “Perche’ una delle industrie piu’ evolute del mondo”, si chiede Ivan Verga, vicepresidente dei VAS “per una ricerca cosi’ delicata, ha utilizzato una metodica vecchia? Possibile che non disponesse del metodo PCR, diffusissimo e di certo piu’ sensibile?”

Dubbi che non hanno sfiorato il governo inglese. Londra, che nel 1996 aveva dato l’OK alla commercializzazione della Roundup ready, non lo ha rimesso in discussione neppure dopo il rapporto Monsanto. In Europa proprio la Gran bretagna era stata scelta per valutare la pericolosita’ del vegetale biotech. E nel 1994 l’autorita’ di controllo britannica aveva dato il via libera alla pianta transgenica, autonomamente esteso a tutta la UE due anni dopo.

L’INDAGINE BELGA

Qualcuno pero’ in Europa non si e’ fidato delle conclusioni cartacee del gigante degli OGM. Spinti da un piu’ che motiato dubbio, in Belgio i laboratori del Ministro dell’agricoltura hanno sottoposto alle analisi col sistema PRC due campioni di soia: il vegetale NON modificato geneticamente e quello Roundup Ready. Obittivo: verificare se l’alterazione della soia e’ di origine naturale (in tal caso le nuove sequenze genetiche dovrebbero ritrovarsi in tutt’e due i campioni) oppure e’ il frutto di un riarrangiamento del DNA modificato.

Il rapporto, trasmesso ai colleghi inglesi il 18 Ottobre 2000 conclude che le nuove sequenze di geni sono caratteristiche solo del prodotto transgenico, visto che non vengono trovati nella soia “normale”. E sottolinea la necessita’ di nuove ricerche.

STOP ALLA SOIA SUBITO

Il documento belga e la relazione della multinazionale arrivano sui tavoli di tutti i governi europei tra Giugno e Novembre2000. Ma nessuno se la sente di rimettere in discussione l’autorizzazione alla commercializzazione della soia GM. Nel frattempo le importazioni di vegetale bioteh continuano a raggiungere i mercati comunitari e finiscono sulle tavole dei consumatori. Solo in Italia, si calcola che un buon 40% delle importazioni di soia sia biotech. Anzi, nel frattempo la quota di vegetale che arriva dagli USA aumenta, grazie allo scandalo mucca pazza e alla decisione UE di bloccare le farine animali nei mangimi.

“Quale affidabilita’ puo’ essere riconosciuta – conclude il dossier di Verdi Ambiente e Societa’, che chiede l’immediata sospensione della commercializzazione in Italia a in Europa della soia Monsanto – a organismi pubblici di controllo che concedono le autorizzazioni agli OGM pressoche’ esclusivamente sulla base di informazioni fornite dalle stesse aziende che producono i transgenici? E che non prendono provvedimenti cautelativi neppure quando vengono informate di fatti nuovi e clamorosi?”