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Alimento

OLIO D’OLIVA

Sul mercato le nuove etichette più trasparenti

ROMA – Etichette più trasparenti da oggi per l’olio d’oliva. Come disposto dal regolamento approvato dalla Commissione europea lo scorso ottobre, dal primo febbraio sono infatti in circolazione in tutti i paesi dell’Unione le nuove etichette che indicheranno la provenienza del prodotto imbottigliato. Sulla bottiglia, informa l’Unaprol in una nota, saranno riportate informazioni più precise riguardo all’origine dell’olio, che d’ora in poi sarà identificata con il luogo di produzione delle olive e non più con il frantoio.

Pur non essendo obbligatoria, ma solo facoltativa la nuova norma costituisce una garanzia in più, perchè permetterà ai consumatori di scegliere cosa acquistare avendo a disposizione maggiori informazioni. Tra le novità l’etichetta dovrà riportare prima di tutto l’indicazione dell’origine, potrà cioè essere indicata la zona geografica nella quale le olive sono state raccolte e dove l’olio è stato ottenuto. Potrà inoltre essere specificata la designazione dell’origine: nel caso in cui le olive siano state raccolte in uno Stato membro o in un Paese terzo diversi dalla zona dove è stato ottenuto l’olio, l’etichetta potrà quindi indicare sia la zona di raccolta delle olive, che quella di trasformazione delle olive in olio.

Infine, la designazione dell’origine potrà essere attribuita ad un Paese dell’Unione europea solo quando più del 75% del contenuto delle bottiglie avrà origine in uno Stato dell’Unione. Si potrà cioè chiamare ‘made in Italy’ solo il contenuto di una confezione che contiene una miscela composta da almeno il 76% di olio extra vergine italiano con il 24% di olio greco, o spagnolo. L’introduzione delle nuove disposizioni in materia di etichettatura, più volte richieste dai produttori, sono state accolte favorevolmente anche dal sistema delle grandi aziende di marca del prodotto italiano. Secondo l’Unaprol, le nuove misure possono essere infatti considerate «un deterrente contro il falso made in Italy» e costituiranno per i produttori un’opportunità in più pere difendere dalle imitazioni la qualità e la tracciabilità del prodotto.

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