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LA BIBLIOTECA DEI FRATI FRANCESCANI A VALENZANO

Il Prof. Caringella scrive pagine di storia e sembrano brani di favole.

Racconta episodi di vita vissuta e leggi narrazioni romanzesche. La Biblioteca del Convento francescano di Valenzano non interessa soltanto dal punto di vista della sua esistenza e della sua consistenza, ma avvia un discorso di ben altre dimensioni. Essa, con i suoi libri di accessibile consultazione, ha aperto intelligenze, ha forgiato spiriti e coscienze, ha formato intere generazioni. Perché una biblioteca non è soltanto cultura, ma è soprattutto vita. EDOARDO NOVIELLI

P.Perrone dice: “Nel 1606 l’iniziativa dei cittadini, la munificienza della famiglia Furietti e lo zelo dei primi frati riformati permisero che a Valenzano sorgessero il magnifico convento e la biblioteca di S.Maria di S. Luca”.

La costruzione del convento iniziò nel 1606, sul suolo messo a disposizione dei Francescani dall’Università (Amministrazione Comunale) di Valenzano, fu costruito a spese dei cittadini, con il contributo generoso e determinante, della nobile e ricca famiglia dei Furietti, e l’operosità dei Frati Riformati, che, una volta ultimatolo, ne presero possesso. A pochi decenni dalla fondazione del convento (1647), la biblioteca possedeva 400 volumi, che non erano pochi per quei tempi e per il convento di un piccolo paese.

Poco prima della metà del Settecento, il Padre Provinciale Francescantonio da Cerignola, docente di materie teologiche, procuratore e vice commissario generale della Serafica Riforma, a sue spese, incrementò non di poco la biblioteca di Valenzano, tanto che può essere considerato il “secondo fondatore”. Con Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte,divenuto re di Napoli, incominciarono i guai non solo per il convento, ma anche per la biblioteca, in quanto con il decreto del 7 agosto 1809, abolì le Costituzioni degli Osservanti, dei Riformati, degli Alcantarini e dei Cappuccini e ridusse il numero dei conventi. Dopo la morte di Murat (13 ottobre 1815) e il ritorno di Ferdinando IV di Borbone, furono riaperti i conventi chiusi e soppressi.

Nel 1862 fu fatto un catalogo di tutte le opere esistenti nella biblioteca del convento di Valenzano. La sezione filosofica-teologica includeva trattati di Aristotele, filosofo greco, opere di Sant’Agostino, lavori di San Tommaso d’Aquino, edizioni diverse di Giovanni Duns Scoto. La letteratura comprendeva, fra l’altro, opere di Marco Tullio Cicerone, celebre oratore, filosofo e uomo di Stato, di Publio Virgilio, il più grande poeta latino, di Annibal Caro, letterato e poeta, di Ippolito Piedimonte, a cui si deve una sua nota versione dell’:Odissea” omerica.

a storiografia francescana era rappresentata da diciannove volumi degli “Annales Minorum” di Wadding e continuatori, – uno degli esemplari più completi della provincia monastica”.C’erano tre incunabili. Con questo nome si indica qualunque libro a stampa,edito prima del 1500.

l primo incunabile è del 1446, intitolato “Recollecte Gaetani super octo librosphysicorum cum annotationibus textum”. L’autore è Tommaso De Vio, “Caietanus” dell’Ordine dei Predicatori; il carattere è gotico e fu stampato a Venezia ad opera di Boneto Locatello e per ordine e spese di Ottaviano Scoto.

l secondo incunabile è del 1499, è intitolato “Paraphrasis in posteriora Aristotelis” l’autore è Temistio. É lungo cm. 30,5 e largo cm. 22, il carattere adoperato è quello gotico.

l terzo incunabile è del 1499, l’autore è Giovanni Boridano, il titolo è “Perutile compendium totius logice cum preclarissima solertissimi viri Iohannis Dorp expositione” .Un altro inventario dei libri, che componevano la biblioteca conventuale francescana, fu quello fatto il 29 agosto del 1866 e conteneva 936 volumi. Man mano che passavano gli anni, i volumi, incustoditi, diminuivano, perché tutti coloro che avevano l’accesso al convento se ne appropriavano o perché bibliofili o perché professionisti o perché studiosi o perché li vendevano agli intenditori. L’umidità ed il tarlo facevano il resto. Nel settembre del 1868, i volumi ridotti a 125. Per la legge di soppressione del 1866, i libri , i manoscritti, i documenti scientifici e gli archivi, che si trovavano nei conventi soppressi, furono devoluti a pubbliche biblioteche e i monumenti, gli oggetti d’arte o preziosi per antichità furono concessi a musei della provincia, e questo mercé con decreto del Ministro dei Culti, d’intesa con il Ministro di Pubblica Istruzione.

Con decreto ministeriale del 4 luglio 1870 i 216 volumi rimasti furono devoluti alla biblioteca Sagarriga-Visconti-Volpi di Bari. Ma il 21 aprile 1871 quei libri giacevano ancora a Valenzano.Purtroppo l’Amministrazione Comunale di Valenzano, come pure altri comuni più grandi,non vollero aprire una propria biblioteca poichè non potevano stanziare nel bilancio, come spesa perpetua, la somma di lire 200 annue per il mantenimento e l’incremento della biblioteca, che doveva essere aperta al pubblico.

Oggi i libri di Valenzano fanno parte della Biblioteca Nazionale di Bari.