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TRIESTE – Alla ricerca del movente. E soprattutto delle cause scatenanti tanta efferatezza. Gli inquirenti che indagano sull’omicidio di Giovanni Novacco, di 23 anni, trovato morto carbonizzato in una casa abbandonata del rione di Gretta, a Trieste, dopo essere stato a lungo seviziato, brancolano ancora nel buio. Ma ora che i due protagonisti del delitto sono in carcere – ieri è stato arrestato Alessandro Cavalli, triestino di 34 anni; oggi, a Verbicaro (Cosenza), dove aveva cercato di rifugiarsi, è stato preso Giuseppe Console, anch’egli triestino di 24 anni, un ‘bullo di quartiere’ senza precedenti penali, salutista, esperto in arti marziali e fan di Totò Riina su Facebook – gli inquirenti sperano di riuscire a ricostruire tutti i particolari del delitto.

Novacco, è stato spiegato oggi dal Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trieste, Massimo De Bortoli, «è rimasto non meno di 12 ore nelle mani dei suoi aguzzini. Dobbiamo capire e ricostruire quanto è successo in quel periodo». Sul posto del delitto sono state sequestrate decine di reperti che saranno ora analizzati, mentre «ci aspettiamo risposte importanti anche dagli esami autoptici sul cadavere». Certo è che Novacco è stato a lungo seviziato, pugnalato, denudato, cosparso di liquido infiammabile e poi dato alle fiamme nel tentativo di evitare il riconoscimento della vittima al fine di procurarsi l’impunità dal sequestro di persona.

Le ipotesi di reato nei confronti di Console e Cavalli sono da ergastolo: omicidio premeditato e pluriaggravato dai futili motivi. E proprio questi ultimi non trovano corrispondenza con l’efferatezza del delitto. In un primo tempo si era parlato di piccoli debiti della vittima, poi di motivi passionali (Novacco era amico del nuovo compagno dell’ex moglie di Console, già denunciato per stalking), infine di possibili giri di stupefacenti. Quest’ultima pista è stata però tassativamente esclusa dagli inquirenti, secondo i quali anche gli altri due moventi non «reggono» alla crudeltà messa in atto dai due.

Ieri Cavalli è stato ascoltato dal magistrato ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Quanto a Console sarà il magistrato di Paola (Cosenza) a decidere sul decreto di fermo emesso dal Pm De Bortoli. Poi – con tutta probabilità entro dieci giorni – sarà trasferito a Trieste e qui sarà sentito dal magistrato che conduce le indagini. Gli inquirenti sperano che i due si decidano a parlare e a spiegare «i perché» della loro violenza «davvero raccapricciante».

Il delitto ha colpito la città. È da undici anni che non si registrata un crimine tanto violento, ma allora era maturato in ambienti dell’immigrazione. Qui i protagonisti sono invece i figli di una classe media che forse si sta proletarizzando troppo in fretta, frequentatori dei bar di piazza Unità o dei rioni cittadini più popolosi. E tutti giovanissimi. Ma la sociologia da sola, forse, non basta per spiegare tanta violenza e tanta assurdità.

Sabato 27 Agosto 2011 – 11:04 Ultimo aggiornamento: Domenica 28 Agosto – 18:35