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Conferenza La Cultura del Tè: Produzione e consumo. Istituto Giapponese di Cultura – Roma Febbraio 2007

La cultura del tè: produzione e consumo

di Luca Ramacciotti & Francesca Tranchina

L’8 febbraio 2007 si è tenuta a Roma presso l’Istituto Giapponese di Cultura la conferenza “ LA CULTURA DEL TE’: produzione e consumo ”.

Il presidente, Takashi Watanabe, e l’amministratore delegato, Miyako Watanabe, della Ippodo di Kyoto, una fra le più antiche fabbriche di tè del Giappone risalente al 1717, hanno tenuto una conferenza sulla storia, la produzione, il valore e la fruizione del tè giapponese, comparandone le differenti varietà. Al termine della conferenza si è tenuta una degustazione con l’intento di avvicinare il pubblico alle caratteristiche peculiari di alcuni tipi di tè.

All’ingresso dell’Istituto vi era un tavolino con in mostra le diverse tipologie di tè ed opuscoli informativi su di esso e i modi di prepararlo.

Per introdurre all’argomento gli ospiti appena arrivati sono stati caldamente accolti con un Hojicha (di un colore marrone dovuto alla tostatura come hanno spiegato successivamente) che è stato offerto a tutti i presenti. Infatti per la degustazione degli altri due tè bisognava essersi prenotati presso l’Istituto Giapponese di cultura.

Quando i partecipanti hanno preso posto nella sala conferenze dell’Istituto, il signor Watanabe ha spiegato, valendosi dell’aiuto di diapositive proiettate sullo schermo) l’etimologia della parola tè e alla sua diffusione nel mondo. “Tè, tea o tee” tutti derivano dall’asiatico “Cha”.

Ha poi iniziato a spiegare le differenze dei vari tipi di tè: tè verde, tè semifermentato o wu long e tè nero o rosso, per spiegare che non solo derivano dalla stessa pianta, ma che si differenziano solamente per il grado di lavorazione, da cui il diverso colore e sapore.

Parlando del Giappone ha detto che le zone di produzione sono essenzialmente 6. Quelle migliori sono nella prefettura di Shizuoka e Kagoshima, mentre la Ippodo è collocata nella prefettura di Kyoto.

In Giappone si producono principalmente 4 tipi di tè. Il Gyokuro e il Maccha (ottenuto dal Gyokuro ridotto in polvere in mortai di pietra) provengono da campi opportunamente coperti 20 giorni prima della raccolta che avviene una volta l’anno a maggio (gusto più penetrante dovuto alla teatina e se ne beve piccole quantità come se fosse un liquore da degustazione stile brandy).

Il Sencha e il Bancha sono prodotti da campi all’aperto, e per questo il tè che ne deriva ha un gusto più allappante, rinfrescante oltre che “ripulisce” meglio il palato durante una cena, e la raccolta può avvenire in diversi periodi dell’anno (paragonandolo al vino sarebbe un vino giovane). Dal Bancha può essere poi prodotto il Genmaicha, ossia Bancha mischiato a riso e granoturco tostato, e il Hojicha, vale a dire il Bancha sottoposto a processo di tostatura.

Dopo aver terminato con l’introduzione ai tè giapponesi il signor Watanabe ha passato la parola a sua moglie Miyako, che con la tipica grazia femminile orientale ci ha introdotti all’importanza del tè nella cultura giapponese.

La signora Watanabe ha spiegato che preparare un buon tè non è difficile. I segreti sono: saper pazientemente aspettare durante l’infusione e versare velocemente, ma con gentilezza, il nettare una volta ottenuto. Ogni tè richiede gradi diversi di combinazione degli elementi fondamentali per la sua preparazione: quantità, temperatura dell’acqua e tempo di infusione.

La signora Watanabe ha fatto una dimostrazione di come si deve preparare ad esempio il Sencha.

Mettendo un’abbondante dose di foglie di tè nella teiera, scaldando l’acqua, versandola nelle tazze (per diminuire un po’ il calore dell’acqua portandola ad una temperatura ottimale, rasserenare l’animo e concentrarsi sul tè), di nuovo nella teiera ed infine sulle foglie.

A seguito di una domanda ha detto che se invece mettiamo le foglie nell’acqua avremo sicuramente un infuso buono, ma non si sprigioneranno tutti i profumi.

Una volta messo il tè in infusione si posano le mani sulla teiera in attesa del minuto necessario per ottenere questo tipo di tè.

Ci accorgeremo naturalmente del passare del tempo perché sul coperchio della teiera si formerà della condensa.

Verseremo allora il tè nelle tazze.

Un poco di quantitativo per tazza per poi ricominciare da capo in maniera che tutti abbiano lo stesso tipo di tè e non la prima tazza un tè più “leggero” dell’ultima.

Il quantitativo di tè usato non va sprecato perché questo è un tè ottimo anche per la seconda infusione.

Qui non dovremo aspettare un tempo di infusione maggiore, anzi questo lo renderebbe aspro.

Il tè va versato fino all’ultima goccia.

E’ un alimento prezioso e non va sprecato, ma assaporato fino all’ultima stilla che ci dona generosamente.

Terminata la conferenza si passa alla degustazione vera e propria.

Con gesti rapidi e professionali la signora Watanabe e le sue assistenti preparano il matcha (o maccha).

La degustazione viene effettuata negli appositi bicchierini di cartoncino della ditta produttrice del tè (http://www.ippodo-tea.co.jp/).

Al termine della prima degustazione si passa a quella del sencha.

Al termine, tra l’entusiasmo generale, è stato di nuovo proposto un altro assaggio di Matcha.